All’Ospedale di Trecenta la riabilitazione si arricchisce di musica, arte e teatro
Presentato il progetto sabato 17 gennaio alle ore 16.00 presso l’Auditorium dell’Ospedale San Luca di Trecenta

La riabilitazione non è solo esercizio fisico e terapia farmacologica, ma anche relazione, espressione e cura della dimensione emotiva. È da questa visione che nasce “Ritmo, melodia e arte in corsia”, il progetto promosso dall’Associazione A.L.I.C.E. Rovigo ODV, realizzato in convenzione con l’Azienda ULSS (delibera del Direttore Generale n. 733 del 18 giugno 2025), presso il reparto di Medicina Fisica e Riabilitazione dell’Ospedale di Trecenta. L’iniziativa è realizzata con il sostegno della Fondazione Banca del Monte di Rovigo e con il contributo dell’azienda Sicch Tech di Rovigo, confermando il valore della collaborazione tra associazioni, sistema sanitario e realtà del territorio sensibili alle problematiche socio-sanitarie.
Il progetto propone laboratori di musica, arte e teatro rivolti a persone con disabilità neurologica, ricoverate nel reparto di riabilitazione intensiva (codice 56), come integrazione alle attività previste dal Progetto Riabilitativo Individuale (PRI). Le attività, volontarie e gratuite, sono aperte anche a pazienti con disabilità ortopedica, per i benefici psicologici e relazionali che i linguaggi espressivi offrono.
In linea con le linee guida regionali, il progetto si colloca pienamente nel quadro del DGR n. 685 del 18 giugno 2024, che inserisce musicoterapia, arteterapia, terapia ricreativa e ludoterapia tra gli strumenti terapeutici integrativi del Progetto Riabilitativo Individuale, in associazione alla rieducazione neuromotoria, logopedica e neuropsicologica nei pazienti con
disabilità neurologica (MDC 1).

I linguaggi espressivi hanno un grande potere terapeutico. La musica e il canto facilitano l’espressione e migliorano la disabilità del linguaggio, in particolare nei pazienti afasici. L’arte promuove consapevolezza, benessere e adattamento alla disabilità. Il teatro di gruppo è un potente mezzo di conoscenza e trasformazione, capace di aiutare la persona a elaborare la malattia e a sperimentare nuove modalità di essere.
Proprio su tali linguaggi espressivi sono basati i laboratori che si svolgeranno il sabato e la domenica dalle 15.00 alle 16.30, con incontri di un’ora e mezza, rispondendo a un duplice obiettivo: utilizzare ogni strumento terapeutico utile al recupero e alleggerire il fine settimana, periodo spesso privo di attività in palestra e più carico di solitudine.
Il progetto presenta inoltre quale valore aggiunto il lavoro di rete sul territorio. Oltre alla partecipazione di associazioni, enti e privati, il progetto vede il coordinamento del gruppo di lavoro composto da Roberta Borin, presidente dell’associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale A.L.I.C.E. Rovigo o.d.v., da Cosetta Rossi e dall’UOC di Medicina Fisica e Riabilitazione di Trecenta, insieme a professionisti qualificati: la dott.ssa Ilaria Bolzoni, laureata in psicologia e musicoterapista; la dott.ssa Rossella Da Lisca, laureata in psicologia e operatrice in arti terapie; Andrea Zanforlin, attore, regista e operatore di teatroterapia.


Il progetto è stato presentato ufficialmente sabato 17 gennaio alle ore 16.00, all’Auditorium dell’Ospedale San Luca di Trecenta. La conferenza ad accesso libero e aperta alla cittadinanza, ai familiari dei pazienti e agli operatori sanitari, è stata molto partecipata. Con interventi musicali speciali sono intervenuti il fisioterapista Nicola Corvino alla chitarra e il giovane sassofonista Jacopo Borin, simbolo di un dialogo virtuoso tra competenze sanitarie e linguaggi artistici.
Alla presentazione del progetto ha portato il suo importante e qualificato contributo il prof. Konstantinos Priftis, docente di Psicologia all’Università di Padova e direttore del Polo di Psicologia generale, con l’intervento dal titolo “Un viaggio al centro del cervello linguistico e canoro”. Nato vicino ad Atene e formatosi a Padova, Priftis è noto a livello internazionale per le sue ricerche sui disturbi cognitivi conseguenti a lesioni cerebrali. Ha recentemente attirato l’attenzione dei media per uno studio pubblicato su una delle più prestigiose riviste scientifiche internazionali, dedicato alla sindrome da accento straniero, un fenomeno rarissimo: in oltre duecento anni sono stati documentati solo tre casi simili. Nel suo intervento, il professore accompagnerà il pubblico alla scoperta dei meccanismi cerebrali del linguaggio, del canto. Secondo Priftis, l’aumento dei casi di ictus e di disabilità neurologica è strettamente legato all’invecchiamento della popolazione: solo in Veneto si registrano circa 10.000 nuovi casi di ictus all’anno, mentre in Italia oltre il 5% della popolazione vive con esiti di ictus, demenze o traumi cranici. Numeri destinati a crescere nei prossimi decenni, rendendo sempre più necessari percorsi riabilitativi integrati e innovativi.

Ictus: cos’è e perché è una sfida sanitaria
L’ictus è una malattia cerebrovascolare acuta causata dall’ostruzione (ictus ischemico) o dalla rottura (ictus emorragico) di un vaso sanguigno che irrora il cervello. La mortalità è elevata: 20–30% entro 30 giorni, fino al 40–50% a un anno dall’evento. Solo il 25% dei sopravvissuti guarisce completamente; il 75% presenta esiti di disabilità, spesso con perdita dell’autosufficienza. Il rischio aumenta con l’età, soprattutto dopo i 65 anni. A livello globale, nel 2021 l’ictus è stata la terza causa di morte e la quarta di disabilità. In Italia si stimano circa 900.000 persone che vivono con esiti di ictus, rendendolo la prima causa di disabilità nell’adulto. La riabilitazione multidisciplinare è fondamentale: accanto alle terapie tradizionali, interventi integrativi come musica, arte e teatro favoriscono il recupero funzionale, il benessere emotivo e la qualità della vita. “Ritmo, melodia e arte in corsia” si configura quindi come un progetto innovativo e profondamente umano, capace di restituire centralità alla persona e di distinguere la malattia dall’identità, attraverso creatività, relazione e conoscenza.

Approfondimento
Le malattie del cervello rappresentano oggi una delle più grandi sfide sanitarie e sociali del nostro tempo. In Italia, oltre la metà della popolazione convive con una patologia neurologica o mentale; a livello globale, queste malattie sono la principale causa di disabilità e la seconda causa di mortalità. Numeri destinati a crescere con l’invecchiamento della popolazione, rendendo sempre più urgente un cambio di paradigma che metta al centro la Salute del Cervello lungo tutto l’arco della vita.
È in questo contesto che si inserisce l’impegno costante di A.L.I.C.E. Rovigo ODV – Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale, da anni attiva nella prevenzione, nell’informazione e nel sostegno alle persone colpite da ictus e alle loro famiglie. Un impegno che non si limita all’azione locale, ma che guarda con attenzione anche al confronto scientifico e istituzionale nazionale, come dimostra la partecipazione al Congresso della Società Italiana di Neurologia (SIN) nell’ottobre 2025.
La presenza di A.L.I.C.E. Rovigo a questo importante appuntamento scientifico testimonia la volontà dell’associazione di rimanere aggiornata sulle più recenti evidenze in ambito neurologico e di contribuire attivamente alla diffusione di una cultura della prevenzione e della tutela del cervello. Un’attenzione pienamente coerente con la Strategia Italiana per la Salute del Cervello 2024-2031, lanciata dalla SIN e delineata nel Manifesto “One Brain, One Health”.
All’interno di questa visione, la SIN riconosce il ruolo centrale delle associazioni nel rappresentare i bisogni delle persone con malattie neurologiche e delle loro famiglie e nel contribuire, attraverso un dialogo costante e costruttivo, al miglioramento della qualità dell’assistenza, della ricerca e dell’informazione. La collaborazione con le associazioni costituisce infatti un elemento qualificante dell’impegno scientifico e professionale della comunità neurologica italiana.
Come sottolineato dalla stessa SIN, dietro ogni patologia neurologica ci sono persone, famiglie, storie di vita e percorsi spesso complessi. L’impegno delle associazioni nel sostenere chi vive la malattia, nel creare reti di aiuto e nel dare voce ai bisogni reali dei pazienti rappresenta una guida fondamentale anche per il lavoro clinico e scientifico dei neurologi. Un principio ribadito nel recente incontro di Padova, che ha confermato come solo attraverso un percorso comune, fondato sull’ascolto reciproco e sulla collaborazione, sia possibile migliorare davvero la qualità della cura e della vita delle persone con malattie neurologiche e delle loro famiglie.
Un approccio che A.L.I.C.E. Rovigo traduce quotidianamente in azioni concrete sul territorio. Ne è un esempio il progetto “Ritmo, melodia e arte in corsia”, realizzato presso il reparto di Medicina Fisica e Riabilitazione dell’Ospedale di Trecenta, che integra musica, arte e teatro nei percorsi riabilitativi delle persone con disabilità neurologica. Il progetto, inserito all’interno del Progetto Riabilitativo Individuale, valorizza i linguaggi espressivi come strumenti terapeutici capaci di favorire il recupero funzionale, il benessere emotivo e la qualità della vita, contrastando isolamento e solitudine, soprattutto nei momenti più fragili del percorso di cura.
L’attenzione all’afasia, agli esiti dell’ictus e al valore della riabilitazione multidisciplinare – dalla logopedia alla musicoterapia, dalla fisioterapia alla teatro-terapia – riflette pienamente la visione “One Brain”, che supera la distinzione rigida tra malattie neurologiche e mentali e riconosce l’unità del cervello e della persona.
La partecipazione al Congresso SIN del 2025 e il dialogo costante con la comunità scientifica nazionale rafforzano così il ruolo di A.L.I.C.E. Rovigo come ponte tra scienza, sanità e comunità, in linea con il percorso condiviso che sta conducendo verso gli Stati Generali delle Associazioni Neurologiche: un momento di confronto strutturato, di sintesi delle istanze e di definizione di obiettivi comuni e responsabilità collettive.
In un Paese in cui l’ictus è la prima causa di disabilità nell’adulto e in cui milioni di persone convivono con patologie neurologiche croniche, esperienze come quella di A.L.I.C.E. Rovigo dimostrano che la salute del cervello non è solo una questione clinica, ma un investimento culturale, sociale e umano. Un impegno che nasce dall’ascolto delle persone, si rafforza nella collaborazione e si traduce in azioni concrete capaci di migliorare la vita delle comunità.
Un ruolo determinante per la realizzazione di questa iniziativa è stato svolto dal fondamentale sostegno della Fondazione Banca del Monte di Rovigo, sensibile alle tematiche che coinvolgono il territorio e la popolazione più fragile, rappresentata all’evento di presentazione dalla Vice Presidente Anna Paola Nezzo. Partecipa con un contributo anche l’azienda Sicch Tech di Rovigo. La sinergia con questa realtà raffigura una condizione essenziale per trasformare l’idea in un progetto concreto: senza questo supporto, “Ritmo, melodia e arte in corsia” non avrebbe potuto vedere la luce. Un esempio virtuoso di collaborazione tra associazionismo, sistema sanitario, istituzioni e imprese, capace di generare valore sociale e innovazione nei percorsi di cura.
